8 luglio 2017

Carta dei servizi

Premessa

Piccola Casa Beata Chiara è un centro diurno integrato per anziani affetti da demenza gestito da Socialia, la cooperativa del Consorzio Beata Chiara che ha gestito dal luglio 2012 al giugno 2017 i servizi del Centro anziani Don Guanella, storica casa di riposo e casa protetta di Bari. La cooperativa e il consorzio, di ispirazione cristiana, fondano il proprio impegno sull’esperienza maturata nel solco del Carisma guanelliano e a esso si ispirano per fare dell’anziano il «padrone di casa» e consentirgli di vivere in un «clima di famiglia».

Socialia opera in ambito infermieristico, socioassistenziale, riabilitativo con una attenzione particolare alla sfera delle attività di animazione, socializzazione e terapia occupazionale informando il proprio progetto a una tensione alla qualità della vita dell’anziano e investendo tutte le risorse disponibili in energie progettuali e manageriali per dare uno slancio sempre nuovo alle attività e qualificare sempre più e meglio il personale.

La Dottrina sociale della Chiesa e il magistero di Giovanni Paolo II hanno chiarito che si può parlare di impresa sociale se viene «assicurata la soggettività della società, cioè quando ognuno, in base al proprio lavoro, abbia il pieno titolo di considerarsi al tempo stesso il “comproprietario” del grande banco di lavoro al quale s’impegna insieme con tutti». È per questo che i nostri collaboratori sono soci, e quindi chiamati alla «comproprietà» dell’impresa e alla corresponsabilità rispetto agli esiti. Questo assicura loro il pieno rispetto dei diritti contrattuali, ma simmetricamente fa risaltare il dovere di lavorare secondo le proprie possibilità al servizio del comune fine del «benessere della comunità». Ognuno dei nostri operatori sa che prim’ancora di una prestazione professionale di qualità gli è richiesto di dare un sorriso.

Sperimentiamo quotidianamente una domanda di assistenza sociosanitaria che nasce dalla fragilità della condizione dell’anziano, del disabile, dell’ammalato, del minorenne in condizioni di disagio socio-psicologico, i quali vivono spesso la solitudine e le difficoltà dovute alla frammentazione del nucleo familiare e alle precarie condizioni economiche legate alla crisi che il Paese sta attraversando. Ma sperimentiamo soprattutto la fragilità delle famiglie: una fragilità ancora più complessa di un nucleo familiare combattuto tra la fatica di assicurare un accompagnamento adeguato al proprio caro in stato di bisogno, la difficoltà di conciliare vita e lavoro, e il disagio, il senso di colpa e la sofferenza che ne derivano. Nell’affronto di questa crisi noi proviamo a intervenire.

Accogliere queste fragilità significa per Socialia dotarsi di competenze, professionalità, qualità, solidità di organizzazione, visibilità della proposta. Significa saper interpretare il bisogno di assistenza come richiesta di accompagnamento nella difficoltà e rispondere con una prestazione che è sì professionale, tecnica, competente, ma innanzitutto è umana e guarda alla persona nel suo complesso. E per farlo occorre attrezzarsi di «mente e cuore», secondo l’insegnamento di san Luigi Guanella.

Questa Carta dei servizi è un impegno nei confronti della famiglia: un patto tra noi, l’anziano e i suoi famigliari nella consapevolezza che soltanto insieme la sfida può essere raccolta e vinta.

La normativa di riferimento

Piccola Casa è un centro diurno integrato realizzato ai sensi del Regolamento regionale 18 gennaio 2007 n. 4 e smi: è una struttura sociosanitaria finalizzata all’accoglienza di soggetti in condizione di non autosufficienza che per il loro declino cognitivo e funzionale esprimono bisogni non sufficientemente gestibili a domicilio per l’intero arco della giornata. È destinata a soggetti affetti da demenza associata o meno a disturbi del comportamento, non affetti da gravi deficit motori, gestibili in regime di semiresidenzialità, capaci di trarre profitto da un intervento integrato, così come definito dal Piano assistenziale individualizzato.
Non possono essere accolti Utenti affetti da malattie psichiatriche (es. schizofrenia), da demenza di grado avanzato, tale da non consentire il ciclo semiresidenziale di assistenza e le tipologie di prestazioni erogabili, da disturbi del comportamento di entità tale da compromettere lo svolgimento delle attività del Centro.
Per il proprio Progetto educativo generale adotta le Linee di indirizzo nazionali per i centri diurni alzheimer, ove compatibili con la normativa regionale di riferimento.

I principi

In ossequio alla normativa vigente i principi ai quali si informano le nostre attività sono i seguenti.

Dignità della persona

L’Utente ha diritto a essere curato e assistito con premura e attenzione, nel pieno rispetto della dignità della persona e delle proprie convinzioni filosofiche, spirituali e religiose.

Eguaglianza

L’erogazione del servizio è ispirata al principio di eguaglianza dei diritti degli Utenti: le regole riguardanti i rapporti tra Utenti e servizi e l’accesso ai servizi sono uguali per tutti. Nessuna distinzione può essere compiuta per motivi riguardanti sesso, razza, lingua, religione ed opinioni politiche. È garantita uguale trattamento a parità di condizioni del servizio prestato.

Imparzialità

Ispiriamo i nostri comportamenti a criteri di obiettività, giustizia e imparzialità. In funzione di tale obbligo interpretiamo le singole clausole delle condizioni generali e specifiche di erogazione dei servizi e la normativa di settore.

Continuità

L’erogazione dei servizi, nell’ambito delle modalità stabilite dalla normativa regolatrice di settore, è continua, regolare e senza interruzioni.

Diritto di scelta

Ove sia consentito dalla legislazione vigente l’Utente ha diritto di scegliere tra i soggetti che erogano il servizio. Il diritto di scelta riguarda in particolare i servizi distribuiti sul territorio.

Partecipazione

La partecipazione degli Utenti alla prestazione del servizio è sempre garantita sia per tutelare il diritto alla corretta erogazione del servizio, sia per favorire la collaborazione nei confronti dei soggetti erogatori.
L’Utente ha diritto di accesso alle informazioni che lo riguardano e che sono in possesso del soggetto erogatore. L’Utente può produrre memorie e documenti, prospettare osservazioni, formulare suggerimenti per il miglioramento del servizio.

Efficienza ed efficacia

Il servizio è erogato in modo da garantire efficienza e efficacia: adottiamo le misure idonee al raggiungimento di tali obiettivi.

Il rispetto della privacy

L’Utente ha diritto alla tutela della propria privacy ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196. Abbiamo predisposto un modulo attraverso il quale il diritto alla privacy è illustrato e è chiesto il consenso al trattamento dei dati personali per le finalità connesse al servizio offerto. Titolare del trattamento è il legale rappresentante della cooperativa.

Modalità di informazione sui servizi

Le informazioni sui servizi sono disponibili su brochure e su un sito web dedicato. A ciascun Utente viene consegnata una copia della Carta dei servizi e del Regolamento interno.

Il Modello Gentlecare

Piccola Casa applica il modello Gentlecare, ideato dalla dottoressa Moyra Jones alla fine degli anni Novanta in Canada.

L’approccio protesico e sistemico

Il Gentlecare muove dalla considerazione che una persona affetta da demenza subisce una modificazione nelle capacità di interazione con la realtà e per questo le viene costruita intorno una «protesi» per mantenere il più a lungo possibile l’autonomia e ridurre al minimo le situazioni di stress, fonte di agitazione, ansia e aggressività. La protesi è costituita dallo spazio, dalle persone e dalle attività: il Gentlecare è un modello sistemico che si sviluppa a partire dalla comprensione profonda della malattia e del tipo di disabilità che essa provoca, per poi cogliere e valorizzare le capacità residue del malato, la sua storia e i suoi desideri così da accrescerne il benessere e sostenerlo.

Gli elementi del Modello

Lo spazio protesico. La progettazione e la configurazione degli spazi, l’arredo, la luce e i colori sono un elemento cardine nella cura della persona: sono strumenti per agevolare la vita delle persone affette da demenza, Alzheimer, degli anziani fragili e per molti aspetti anche dei grandi anziani, gli over 75.

La persona protesica. Famigliari, caregiver professionali e volontari sono «agenti terapeutici» che operano insieme nella assistenza dell’ammalato.

I programmi protesici. Sono attività progettate attorno all’anziano con demenza come ausili per il miglioramento della sua qualità di vita: semplici e brevi, personalizzate sulle possibilità del singolo, ripetitive e prive di stress.

L’alleanza terapeutica. Il Gentlecare è un modello di intervento circolare, fondato sull’interdipendenza tra la persona con demenza e la sua famiglia, e tra i sistemi di assistenza sanitaria e le comunità coinvolte. Una alleanza terapeutica che si esplica nell’elaborazione del progetto individualizzato.

Tipologia delle prestazioni

Il Centro pianifica le attività diversificandole in base alle esigenze dell’Utenza e assicura l’apertura per almeno otto ore al giorno, per sei giorni a settimana, dal lunedì al sabato, festivi esclusi. La frequenza del Centro per ciascun Utente può variare da un minimo di tre a un massimo di sei giorni a settimana in base a quanto definito nel Piano assistenziale individuale.

Le finalità complessive sono: il controllo e il contenimento del processo di deterioramento cognitivo e dei disturbi del comportamento; il mantenimento il più a lungo possibile le capacità funzionali e socio-relazionali; il mantenimento dei soggetti a domicilio, ritardandone il ricovero in strutture residenziali; il sostegno alla famiglia nella comprensione della evoluzione cronica della malattia e il supporto del caregiver; il dialogo e la collaborazione con gli altri servizi sanitari e sociosanitari della rete.

Il Centro offre: un servizio di accoglienza; attività di cura e assistenza alla persona; servizio medico e infermieristico, attività di terapia occupazionale; attività di stimolazione/riattivazione cognitiva (memory training, terapia di riorientamento alla realtà, training procedurale); attività di stimolazione sensoriale (musicoterapia, arte terapia, aromaterapia eccetera); attività di stimolazione emozionale (terapia della reminiscenza, terapia della validazione, pet-therapy, psicoterapia di supporto); strategie per la riduzione della contenzione, specie farmacologica, e per l’utilizzo dei presidi di sicurezza; socializzazione, attività ricreative, ludiche, culturali, religiose; servizio pasti, servizio trasporto da e per l’abitazione propria.

Le attività sono aperte al territorio e organizzate attivando le risorse della comunità locale.

Modalità di accesso al Centro

Si accede al Centro attraverso una procedura che prevede: a) la diagnosi di demenza da parte della Unità di valutazione alzheimer o degli altri servizi ospedalieri e territoriali specialistici invianti (neurologici, psichiatrici, geriatrici); b) richiesta di accesso da parte dei familiari o del tutore al direttore di Distretto sociosanitario; c) attivazione dell’Unità di valutazione multidimensionale da parte del direttore di Distretto, che elabora la Svama; d) elaborazione del Pai da parte dell’Uvm con l’équipe del Centro.

Al Centro si può accedere anche privatamente, su richiesta diretta della famiglia al coordinatore della équipe.

Accoglienza e piano assistenziale

Quando il Piano assistenziale individuale non è predisposto dall’Uvm, lo elabora direttamente l’équipe del Centro nelle prime settimane di accoglienza; il documento viene poi condiviso con la famiglia. Nel Pai sono riportati i problemi clinici, funzionali, psicoaffettivi, sociali evidenziati dalla valutazione multidimensionale, gli obiettivi dell’assistenza (con particolare riferimento ai disturbi del comportamento e allo stato funzionale), le strategie da mettere in atto per perseguire gli obiettivi, le verifiche periodiche del Piano, per valutare i risultati raggiunti e aggiornare obiettivi e strategie, in accordo con gli operatori del Centro diurno.

È previsto un periodo di inserimento con la definizione di un protocollo di accoglienza dell’Utente che può prevedere una visita domiciliare e contatti con i familiari, una fase di frequenza e – se necessaria – una fase di assistenza domiciliare integrata successiva, finalizzata al rientro permanente a domicilio e/o all’accompagnamento presso altri servizi della rete.

Standard di qualità

Secondo la previsione della normativa regionale, il Centro si configura come entità edilizia autonoma e garantisce un ambiente sicuro e protesico per l’Utenza; congrui spazi destinati alle attività; zone a uso collettivo, per il ristoro, le attività di socializzazione e ludico-motorie con possibilità di svolgimento di attività individualizzate; una zona riposo distinta dagli spazi destinati alle attività con una camera con due posti letto per la gestione delle emergenze; una linea telefonica abilitata a disposizione degli Utenti. È presente un ambiente attrezzato e arredato per attività di cucina terapeutica.

Tutti i servizi sono dotati della massima accessibilità.

A richiesta il Centro offrire inoltre un servizio di bagno assistito per gli Utenti che lo richiedano.

Localizzazione

La struttura è collocata nel quartiere Carrassi, il più denso di popolazione anziana della città di Bari. È raggiungibile con i mezzi pubblici, in particolare con la linea Amtab n. 4.
 Per rispondere al criterio della facile accessibilità e sicurezza gli spazi della attività principali sono ubicati al piano terreno; il piano superiore, dedicato ad attività accessorie, individuali o per piccoli gruppi, è accessibile utilizzando l’ascensore.

Caratteristiche degli ambienti

Gli obiettivi di ogni ambiente dedicato all’assistenza delle persone con demenza comprendono la riduzione e il controllo dei disturbi comportamentali, il mantenimento delle capacità funzionali residue, la facilitazione dell’orientamento spaziale e temporale, il mantenimento della sicurezza, l’indirizzo dei trattamenti farmacologici e non farmacologici.

L’adozione di interventi ambientali assume quindi una valenza terapeutica, «protesica» secondo il modello Gentlecare applicato, fondamentale nell’assistenza all’anziano con demenza. In ciascuna fase della malattia l’ambiente può compensare la disabilità legata al deficit cognitivo: con le persone dell’équipe e le attività appositamente progettate e realizzate, l’ambiente costituisce una «protesi» finalizzata a mantenere i massimi livelli funzionale e di benessere dell’Utente, intesi in relazione alla gravità della malattia in assenza di stress.

Sicurezza

Ogni elemento di sicurezza ambientale si traduce in uno spazio di libertà per la persona con demenza, con conseguenti minori necessità di sorveglianza o contenimento.
È per questo che l’ambiente principale del Centro è caratterizzato da un open space progettato secondo gli standard del Gentlecare, nel quale l’Utente ha libertà di movimento.

Tenendo presente la tendenza del malato a comportamenti motori aberranti (affaccendamento, wandering) vi è una sola porta che consente di uscire dalla struttura accedendo al viale esterno: è una porta occultata dalla pitturazione uguale a quella della parete e apribile soltanto dal personale (il blocco dell’apertura si disattiva comunque automaticamente in caso di allarme antincendio). Vi è poi una seconda uscita che affaccia sul giardino: un’area di verde attrezzato progettata per attività sensoriali e di ortoterapia nella quale i percorsi di vagabondaggio sono liberamente accessibili e dove alcuni punti d’interesse lungo il percorso indirizzano l’anziano verso luoghi di aggregazione, di riposo o possibilità di attività.

Complessivamente le misure di sicurezza hanno carattere di non invasività e sono mascherate per garantire il più possibile un ambiente di tipo domestico.

I dislivelli sono superabili da rampe accessibili e senza scale nelle vicinanze. Tutti gli spazi godono di un’ampia visibilità e illuminazione naturale, ovvero – al bisogno – luci calde a led.

Flessibilità

L’ambiente principale, realizzato come un libero spazio aperto, consente una flessibilità idonea a soddisfare tutti i cambiamenti che la malattia progressivamente comporta nell’Utente garantendo libertà di movimento e soddisfacimento dei bisogni della persona con demenza. Due ambienti, la stanza dedicata al riposo e una sala dedicata alle attività individuali o di gruppo sono insonorizzati per consentire il trattamento e la contenzione non farmacologica dei disturbi del comportamento e di stati di agitazione.

Comfort e familiarità

Un ambiente dedicato alle persone con demenza deve avere l’obiettivo del benessere oltre che della sicurezza: gli spazi sono stati familiarizzati attraverso arredi non istituzionali, simili a quelli di una casa, rendendo riconoscibili e facilmente identificabili gli ambienti, anche attraverso pavimentazioni differenziate.

Il Giardino Alzheimer

Un particolare elemento di grande valore terapeutico è costituito dallo spazio esterno organizzato con caratteristiche naturali adibito a Giardino Alzheimer: il contatto con gli elementi naturali consente di mantenere l’anziano affetto da demenza maggiormente legato alla propria identità in un luogo familiare alla memoria, di favorirne l’attività fisica e di mantenerne le capacità funzionali residue. Si tratta di una preziosa fonte di stimoli sensoriali che possono ridurre lo stress psicologico e consentire di assecondare la tendenza al vagabondaggio, caratteristica di alcuni ammalati, ridurre il ricorso alla contenzione.

Sono stati previsti punti di sosta e punti di riferimento, l’assenza di gradini o altri dislivelli, una recinzione e la completa visibilità di ogni zona del giardino da parte dei caregiver, per garantire la sicurezza dell’Utente.

Studi pilota hanno mostrato che l’utilizzo del Giardino Alzheimer è associato a una riduzione dei comportamenti agitati, dell’utilizzo di farmaci psicoattivi e del rischio di cadute: i giardini specificamente studiati possono stimolare la memoria, l’integrazione e la socializzazione tra anziani, tra anziani e caregiver e tra anziani e familiari.

Il personale

L’assistenza agli Utenti di un centro diurno integrato è un compito complesso, delicato e faticoso che oltre alle molteplici attività, relazioni e problematiche interne deve articolarsi con approccio propositivo anche con le altre realtà territoriali al fine di garantire una continuità assistenziale.
L’équipe degli operatori comprende figure professionali con formazione in campo sociale e sanitario e operatori con competenze assistenziali.

Il coordinamento

Il Coordinamento è costituito dal direttore gestionale, da uno psicologo con funzioni di coordinatore, dal medico specialista geriatra. Svolge funzioni di raccordo con l’Unità di valutazione multidimensionale e la rete dei servizi territoriali; funzioni di monitoraggio del servizio nella sua globalità e gli interventi previsti dal Pai; organizzazione della formazione permanente (formale e sul campo).

L’équipe assistenziale

L’équipe assistenziale è responsabile della stesura e della messa in atto del Piano assistenziale individualizzato di ciascun Utente. La valutazione degli Utenti e l’individuazione di problemi, obiettivi, strategie e momenti di verifica devono essere riportata su una cartella clinica multi-professionale. Nell’équipe assistenziale sono coinvolte gli operatori delle varie professioni: psicologi, educatori professionali sanitari, terapisti occupazionali, operatori sociosanitari, un fisioterapista, un infermiere.

Il medico specialista geriatra collabora con il medico di medicina generale nella stesura di un piano integrato per il trattamento dei disturbi del comportamento (Bpsd) con approcci farmacologici e non. Possiede specifiche competenze in ambito di prevenzione e trattamento delle più frequenti sindromi geriatriche e promuovere, all’interno dell’équipe, la metodologia della valutazione multidimensionale. Guida la formazione e l’educazione del personale e dei familiari attraverso l’organizzazione e il coordinamento di riunioni periodiche.

Uno psicologo ha il compito di partecipare alla valutazione cognitiva e comportamentale dell’Utente per stilare, dove sia possibile, piani di trattamento riabilitativo-cognitivo, ma soprattutto per suggerire l’uso di tecniche di trattamento non farmacologico dei Bpsd. Esercita le proprie specifiche competenze nella valutazione e trattamento dello stress percepito del caregiver e il burn-out degli operatori promuovendo strategie di coping per fronteggiarlo.

Educatori professionali e terapisti occupazionali hanno il compito di organizzare attività ludico-ricreative svolte in piccoli gruppi per promuovere la socializzazione e la partecipazione attiva dell’anziano.

Un fisioterapista partecipa alla valutazione funzionale dell’Utente e alla stesura del suo Pai con attenzione alle competenze motorie, alla valutazione della sicurezza del cammino, alla prevenzione delle cadute. Concorre alla realizzazione di piani di riabilitazione individuali di tipo motorio e, dove sia possibile, di tipo cognitivo. Promuove inoltre, coordinandosi con gli altri operatori, l’attività motoria di gruppo, che ha evidenze di efficacia sulla riduzione globale dei Bpsd e dello stress del caregiver e sulla sintomatologia depressiva del malato;

Operatori sociosanitari si occupano delle attività di base, della cura della igiene personale dell’Utente cercando di salvaguardarne le potenzialità residue di autonomia e svolgono attività di sorveglianza. In particolare sono deputati a eseguire programmi di rieducazione minzionale, ad assistere l’Utente nell’alimentazione, ad avere particolare attenzione all’ambiente per ridurre i rischi di cadute e di fughe.

All’interno della équipe viene di volta in volta individuato, per ciascun Utente, un coordinatore del caso (case manager) che oltre a svolgere il ruolo specifico di responsabile della presa in carico dell’anziano possiede specifiche competenze nella valutazione dei suoi bisogni e nel coordinamento degli interventi al fine di garantire la continuità dell’assistenza nella sua globalità. Raccoglie la storia individuale dell’Utente attraverso il colloquio con i familiari anche allo scopo di proporre semplici attività ricreative gradite e coerenti con le competenze storiche del soggetto.

Completano l’équipe assistenziale un infermiere, la consulenza di un neurologo, di una dietista per la predisposizione di diete particolareggiate, un gruppo di volontari.

Organizzazione e tempi di lavoro

L’organizzazione del lavoro di équipe prevede riunioni settimanali, durante le quali tra l’altro viene redatto il Piano di assistenza individualizzato per ciascun singolo Utente.

L’intensità assistenziale, legata ailla variabilità dei bisogni degli Utenti, richiede un pacchetto di ore svincolato dal monte orario previsto per l’assistenza diretta, dedicato all’inserimento di un nuovo Utente, momento critico e delicato che può pregiudicare la permanenza nel Centro e la realizzazione del progetto; a momenti di confronto con caregiver e badanti, sia di tipo formale e organizzato sia occasioni non prestabilite (possibilità di accedere al Centro, al bisogno); al supporto psicologico e alla promozione del problem solving per favorire la permanenza a domicilio; alla assistenza domiciliare integrata pre e post diurno.

Formazione continua degli operatori

Nel contesto delle responsabilità professionali che investono gli operatori del Centro risulta di particolare importanza la formazione continua, che viene realizzata attraverso l’aggiornamento in itinere all’interno di occasioni formali di riunione mensile; corsi interni strutturati in momenti prestabiliti, in considerazione della dimostrata efficacia della formazione sulla riduzione di eventi negativi; l’incentivazione dell’aggregazione del personale per gruppi di interesse culturale; la partecipazione a convegni e corsi esterni, scambi e confronti con operatori di altre strutture.

La costruzione di un lavoro d’équipe che favorisca un cambiamento culturale e sociale dell’idea di demenza richiede innanzitutto la promozione del benessere degli operatori coinvolti nel processo di cura, che divengono così agenti di cambiamento e promotori, a loro volta, del benessere dell’anziano, della famiglia e della comunità locale. Nella Piccola Casa sin dalle fasi iniziali della progettazione l’équipe è stata coinvolta in uno studio sperimentale che utilizza una metodologia di lavoro di ricerca-intervento basato sul modello Skills for life predisposto dall’organizzazione Tecade e finalizzato all’affronto efficace delle esigenze di vita quotidiana in rapporto a se stessi, agli altri e alla comunità (Marmocchi et al, 2004).

Particolarmente proficuo è il rapporto con l’Università degli studi “Aldo Moro” di Bari sia per la realizzazione di progetti comuni di studio e ricerca, sia per la frequenza di tirocinanti di vari corsi di laurea nel Centro diurno.

Il ruolo della famiglia

Introduzione

La famiglia costituisce in Italia la principale risorsa assistenziale per l’anziano disabile. La demenza è considerata una «malattia della famiglia», in quanto il pesante e prolungato carico assistenziale suscita al suo interno una serie di sentimenti intensi e contrastanti e spesso induce nuove dinamiche relazionali per giungere a un possibile adattamento. In questo senso il coinvolgimento della famiglia è spesso totalizzante, soprattutto con il progressivo aggravarsi della malattia: una recente indagine statistica mostra come colui che viene chiamato a svolgere funzioni di caregiver dedichi mediamente sei ore al giorno all’assistenza diretta dell’anziano e sette ore alla sua sorveglianza, il che evidentemente modifica radicalmente abitudini e tempi di vita del caregiver familiare.

Le ripercussioni sullo stato di salute del caregiver, a causa del coinvolgimento psicofisico, della sensazione di isolamento e di inadeguatezza, possono influenzare negativamente anche il buon esito del compito assistenziale.

I fattori che influiscono negativamente sulla dimensione psicologica del caregiver sono costituiti da: età d’insorgenza della malattia, presenza di disturbi comportamentali, percezione di sovraccarico di responsabilità, conflitti con altri famigliari, problemi economici, dover rinunciare ad attività lavorative e ricreative.

Al contrario, disporre di un’ampia rete di sostegno sociosanitario, avere un maggior livello di coinvolgimento sociale e sviluppate capacità personali di problem solving sono fattori che influiscono positivamente sulla riduzione dello stress assistenziale.

La ricerca ha dimostrato che maturare un senso del caregiving attraverso l’elaborazione del significato del proprio ruolo e tramite interventi di supporto psicologico e formativo riduce significativamente lo stato di stress e il rischio di istituzionalizzazione a lungo termine dell’anziano.

Formazione del caregiver

Piccola Casa rappresenta una sede privilegiata in cui è possibile modificare il livello dello stress assistenziale anzitutto per il sollievo dall’impegno del famigliare caregiver.

Il caregiver si trova di fronte una persona diversa da quella conosciuta per decenni, con la quale non riesce più a comunicare e che talora accusa i famigliari di tradimenti o di furti o che può compiere violenze verbali o fisiche.

Al caregiver viene insegnato a non prendere di petto le accuse e a colpevolizzare o rimproverare l’ammalato, spiegando come tali comportamenti derivino dalla nuova loro situazione psicodinamica; a impiegare tecniche comunicative adeguate, illustrando l’importanza del tono di voce con il quale rivolgersi all’ammalato, del contatto fisico affettuoso e del linguaggio non verbale in genere; a interpretare attraverso il linguaggio non verbale dell’anziano la comparsa di disturbi quali il dolore, le situazioni presincopali, l’ipoglicemia eccetera.

Per lo sviluppo del senso del caregiving il familiare viene supportato fin dalle primissime fasi della malattia attraverso una formazione sulle problematiche assistenziali e sul riconoscimento dei propri bisogni, oltre che aumentando la conoscenza dei servizi territoriali a cui potersi rivolgere.

Alla formazione teorica sulla malattia, i disturbi cognitivi e comportamentali, viene affiancata la formazione operativa verso il supporto al proprio assistito nelle attività quotidiane, le modalità per mantenere l’attività motoria, la corretta assunzione della terapia farmacologica e il riconoscimento degli effetti collaterali dei farmaci, specialmente di quelli attivi sul sistema nervoso centrale, la prevenzione e gestione delle sindromi geriatriche, l’eventuale adattamento dell’ambiente domestico alla nuova condizione cognitiva dell’anziano.

La valutazione dello stress del famigliare viene effettuata a intervalli regolari, anche attraverso scale validate come la Caregiver Burden Inventory (Cbi), per monitorarne l’andamento e programmare interventi precoci: il caregiver viene addestrato al riconoscimento dei segni del proprio stress assistenziale e formato a trovare un senso di coerenza tra il proprio comportamento e le proprie aspettative.

Il Centro apre con il caregiver un canale continuativo di comunicazione e di ascolto.

La retta

La retta giornaliera è fissata dalla Regione in 63,64 euro, metà dei quali a carico della Asl e metà a carico dell’Utente.

Il costo del servizio di trasporto a carico dell’Utente è di 6,10 euro.

Il Centro ha tariffe agevolate di abbonamento basate sul numero di ore/giorno e di giorni della settimana di frequenza in caso di mancato intervento della Asl.

Orari del Centro

Piccola Casa è aperta ogni giorno dalle ore 9 alle ore 17, esclusi le domeniche e i giorni festivi.

Regolamento interno

Gli Utenti e i famigliari sono tenuti all’osservanza del Regolamento interno del Centro.

La tensione alla qualità

Socialia è certificata Iso 9001:2008: ha adottato un Sistema di gestione della qualità che prevede sia il monitoraggio della qualità dei processi assistenziali che la verifica degli obiettivi perseguiti. Attraverso una analisi attenta e puntuale puntiamo a un circolo virtuoso di miglioramento continuo orientato a una sempre più elevata qualità del servizio reso, a una maggiore soddisfazione dell’Utente e a una coerenza con i risultati attesi.

Per il monitoraggio della qualità percepita, durante l’esecuzione del servizio sarà richiesto di compilare un questionario di customer satisfaction utile a controllare il servizio erogato e appunto la soddisfazione dell’Utente.

Chi collabora con Socialia è animato da una profonda tensione alla qualità, in linea con gli standard del nostro Sistema di gestione di qualità certificata. A una figura qualificata e esperta è affidata la responsabilità dell’Ufficio qualità, riferimento costante e permanente per le richieste, le segnalazioni, i reclami degli Utenti e delle loro famiglie: l’Ufficio qualità è raggiungibile via e-mail all’indirizzo qualita@socialia.it ovvero contattando il Centro via telefono o fax.

L’Utente può compilare un modulo di segnalazioni e reclami disponibile in reception. Entro 15 giorni dalla ricezione della comunicazione del reclamo la Direzione risponde riferendo l’esito della verifica compiuta e le azioni correttive messe in atto.