Lettera aperta ai famigliari

Carissimi! Da quando, la sera dell’11 marzo la Regione ha disposto la sospensione delle attività dei centri diurni, si sono succedute decine di disposizioni, nazionali, regionali e comunali, centinaia di pagina, troppo spesso in contraddizione tra loro stesse, molte volte irrealizzabili, non poche volte in grado di generare il sospetto che fossero state scritte al[…]

La ricerca italiana che ridona speranza a chi vive il dramma della demenza

Il 2019 si era aperto con due studi che hanno messo in dubbio decenni di convinzioni legate alla relazione tra la deposizione di β-amiloide e l’invecchiamento delle cellule neuronali e quindi la demenza. Con la conseguenza che è sembrato vedere vent’anni di ricerche sugli effetti di questa proteina sul cervello andarsene a ramengo. Grazie al[…]

Alzheimer, sono i famigliari a avere bisogno di un aiuto prima che sia troppo tardi

«Non c’è soltanto il dolore di vedere una persona cara disgregarsi a poco a poco, c’è l’angoscia di sapere che a questo declino e a tale sofferenza non c’è scampo». Giovanni Frisoni è responsabile del Centro della memoria all’Ospedale Universitario di Ginevra e non ha dubbi: «È chi assiste un malato di demenza ad aver[…]

Primo giorno d’estate: che cosa c’è di meglio di un aperitivo in spiaggia?

Paglietta, occhiali da sole, chitarra. E poi aperitivo «completo» e succhi di frutta. Sullo sfondo il mare e una decina di barche a vela che facevano rotta verso sud-est. Stamattina un gruppetto di Amici della Piccola Casa sono stati al bar della spiaggia di Pane e pomodoro per festeggiare insieme l’inizio dell’estate. Perché la vecchiaia[…]

È la solitudine la prima alleata dell’Alzheimer: il centro diurno può essere l’antidoto

«La solitudine non ricercata ma imposta dalle circostanze è un aspetto estremamente negativo in ogni fase della vita, in particolare in età avanzata, quando l’accompagnamento, la vicinanza, il supporto sono fondamentali per vivere bene e a lungo». A sostenerlo insistentemente e con convinzione è Marco Trabucchi, professore emerito di Neuropsicofarmacologia nell’Università di Roma “Tor Vergata”[…]

Attori per un giorno: un laboratorio teatrale per stimolare memoria e emozioni

Identità, appartenenza, autostima, sicurezza, e ancora: memoria e emozioni. C’è tutto questo nel teatro e nel mestiere dell’attore. E tutto questo gli Amici della Piccola Casa hanno messo oggi nella attività laboratoriale che psicologhe e educatrici del centro diurno hanno proposto in occasione della Giornata mondiale del teatro. Oggetto del laboratorio sono stati due grandi[…]

La fragilità come invito a «cambiare strada» per andare verso Dio: le Ceneri alla Piccola Casa

Il gesto semplice del pizzico di cenere sul capo dà inizio alla Quaresima e ci consente di fare memoria della «fragile condizione dell’uomo di fronte al Signore» richiamando la preghiera che la Genesi mette sulle labbra di Abramo che invoca Dio. Con la stessa semplicità oggi don Ambrogio Avelluto, parroco della Mater Ecclesiae, ha celebrato[…]

Martedì grasso, una festa di Carnevale speciale per gli Amici della Piccola Casa

Due cuochi appena sbarcati da «MaestroChef», una regina, un medico dall’iniezione facile, una hawaiana e una thailandese, e ancora Minnie e Mago Merlino. Sfilata in maschera, balli, focaccia e chiacchiere. È stato questo il mix di leggerezza, spensieratezza, allegria che ha animato stamattina la speciale festa di Carnevale dedicata agli Amici della Piccola Casa. Perché[…]

Così i bambini della Agribioscuola Villa dei cedri hanno adottato i nostri nonnini

I nonni non sono mai abbastanza, questa è la verità: non sono genitori, perché hanno una funzione diversa, ma malgrado lo siano stati hanno rimosso tutto ciò che è negativo di quella funzione educativa e ne interpretano soltanto la parte positiva, affettiva, generosa, di dono incondizionato. Ecco che è nata l’idea di dare ai bambini[…]

Lettera aperta ai famigliari

Bari, 16 maggio 2020

Carissimi!

Da quando, la sera dell'11 marzo la Regione ha disposto la sospensione delle attività dei centri diurni, si sono succedute decine di disposizioni, nazionali, regionali e comunali, centinaia di pagina, troppo spesso in contraddizione tra loro stesse, molte volte irrealizzabili, non poche volte in grado di generare il sospetto che fossero state scritte al solo scopo di trasferire la responsabilità sul singolo operatore, sul singolo gestore. Basta elencare le date delle disposizioni per calcolare il numero delle disposizioni: moltiplicatele per decine di pagine, spesso scritte in burocratese e calcolate che in alcuni giorni è arrivata anche più di una disposizione normativa.

Marzo: 9, 11, 13, 14, 17, 20, 21, 30.
Aprile: 3, 4, 8, 18, 20, 21, 23, 24, 26, 27, 29, 30.
Maggio: 2, 6, 7, 9, 11, ma siamo soltanto all'inizio.

Oltre queste centinaia di pagine, le pagine dei giornali: ai giornalisti sono state profuse indiscrezioni, che essi hanno poi pubblicato e che hanno allarmato. O disarmato.

Ne descriviamo soltanto due, di queste disposizioni.

La prima. Chiusi i diurni è stato deciso: gli operatori possono organizzare attività domiciliari per continuare a assistere i propri utenti. Condizioni: l’operatore deve indossare tuta, calzari, mascherina, visiera, copricapo e guanti. L’anziano deve bardarsi allo stesso modo e ugualmente deve vestirsi il famigliare caregiver. Se il funzionario avesse immaginato la scena mentre la descriveva avrebbe riso.

A qualcuno di noi è venuto da piangere.

La seconda. I diurni possono riaprire. Ma. Gli anziani affetti da demenza devono frequentare uno giorno sì e due no, in modo che anziché essere venti o trenta, sono presenti una decina per volta; nei giorni in cui non frequentano, gli operatori possono fare attività con loro in videoconferenza. Quando sono al centro diurno gli anziani devono rispettare il distanziamento sociale (gli anziani affetti da demenza); devono indossare la mascherina, gli anziani e gli operatori, senza toccarla e per otto ore. Poi devono lavarsi le mani (per almeno quaranta secondi, è ovvio) con la procedura con cui se le lavano i chirurghi in sala operatoria – gli anziani affetti da demenza.

Ovviamente il capitolo rette e costi, spese di affitto, bollette, fornitori, cassa integrazione che ai nostri operatori non è ancora arrivata, questo capitolo, lo tralasciamo perché ulteriori mortificazioni non servono. E tralasciamo che da una settimana i fornitori professionali hanno esaurito anche i guanti, oltre alle mascherine.

È stato ed è un periodo difficile per tutto il Paese, per tutto il mondo, e per ciascuno, quindi non facciamo la gara a chi sta peggio. Perché è evidente: sta peggio chi ha dovuto affrontare questo dramma con accanto una persona affetta da demenza da assistere. Per vederla peggiorare, declinare, aggravarsi. A volte morire.

Ora il Paese si avvia per la Fase2, o 2 bis, o chi lo sa. Per i centri diurni demenze ovviamente non è cambiato niente. O forse sì, in peggio: perché mentre scriviamo – di sabato sera – ci raggiunge per caso l'ennesima disposizione regionale. Altre 17 pagine.

Ora noi – che sentiamo tutto il peso morale e umano di coloro ai quali abbiamo dedicato il nostro lavoro e quasi tutti anche la nostra vita – proveremo a capire come fare a ricominciare. Ma avremo bisogno di sentire che le famiglie ci sono e ci saranno accanto: abbiamo due nemici, il virus e la burocrazia, l'uno minaccia di uccidere il corpo, l'altra uccide tutto il resto.

Uno di questi giorni di sospensione della vita una bambina ha inventato una preghiera: «Madonnina, togli questo virus». E qualche giorno dopo ha aggiunto: «E fai presto».

Scenda su di noi un angelo santo.