La tradizione a tavola con “Le ricette delle nonne”: altro che Prova del cuoco, ecco la vera torta di fragole

Vuoi improvvisare una torta per ospiti imprevisti? Vuoi preparare un dolce con cui impreziosire il finale di un pranzo di famiglia? O vuoi una idea per una colazione sana per i tuoi figli? Ci pensano le nostre nonne a presentare in un minuto le ricette della tradizione culinaria nostrana: ecco il primo minivideo delle anziane[…]

Il ballo che crea legami: gli anziani della Piccola Casa celebrano la Giornata mondiale della danza

  «La voglia di ballare è un impulso naturale». Parola di Alkis Raftis, presidente del Consiglio internazionale di danza dell’Unesco, che ha voluto l’istituzione di una Giornata mondiale della danza, il 29 aprile di ogni anno. E così mentre Roberto Bolle in piazza della Scala a Milano festeggiava la passione mondiale per il ballo con il[…]

Santificare il quotidiano: l’esempio della beata Chiara per gli anziani della Piccola Casa

Abbiamo celebrato oggi la memoria liturgica della beata Chiara Bosatta: anziani, famigliari e operatori si sono stretti intorno all’altare e con l’amico della Piccola Casa, don Mario Persano, hanno pregato per questa suora vissuta nella seconda metà dell’Ottocento e beatificata da Giovanni Paolo II nel 1991 quale «segno della carità di Dio» e «partecipe del[…]

«Lo sport ci libera da tutti i pensieri cattivi». La Giornata Onu dello sport alla Piccola Casa

I valori dello sport, la lealtà, la disciplina, le regole del gioco, il lavoro di squadra, il rispetto dell’avversario possono essere sfruttati per promuovere coesione sociale e convivenza pacifica. Con queste motivazioni l’Onu nel 2013 ha indetto il 6 aprile Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace, ricordando così l’inaugurazione, nel 1896,[…]

Lettera aperta ai famigliari

Bari, 16 maggio 2020

Carissimi!

Da quando, la sera dell'11 marzo la Regione ha disposto la sospensione delle attività dei centri diurni, si sono succedute decine di disposizioni, nazionali, regionali e comunali, centinaia di pagina, troppo spesso in contraddizione tra loro stesse, molte volte irrealizzabili, non poche volte in grado di generare il sospetto che fossero state scritte al solo scopo di trasferire la responsabilità sul singolo operatore, sul singolo gestore. Basta elencare le date delle disposizioni per calcolare il numero delle disposizioni: moltiplicatele per decine di pagine, spesso scritte in burocratese e calcolate che in alcuni giorni è arrivata anche più di una disposizione normativa.

Marzo: 9, 11, 13, 14, 17, 20, 21, 30.
Aprile: 3, 4, 8, 18, 20, 21, 23, 24, 26, 27, 29, 30.
Maggio: 2, 6, 7, 9, 11, ma siamo soltanto all'inizio.

Oltre queste centinaia di pagine, le pagine dei giornali: ai giornalisti sono state profuse indiscrezioni, che essi hanno poi pubblicato e che hanno allarmato. O disarmato.

Ne descriviamo soltanto due, di queste disposizioni.

La prima. Chiusi i diurni è stato deciso: gli operatori possono organizzare attività domiciliari per continuare a assistere i propri utenti. Condizioni: l’operatore deve indossare tuta, calzari, mascherina, visiera, copricapo e guanti. L’anziano deve bardarsi allo stesso modo e ugualmente deve vestirsi il famigliare caregiver. Se il funzionario avesse immaginato la scena mentre la descriveva avrebbe riso.

A qualcuno di noi è venuto da piangere.

La seconda. I diurni possono riaprire. Ma. Gli anziani affetti da demenza devono frequentare uno giorno sì e due no, in modo che anziché essere venti o trenta, sono presenti una decina per volta; nei giorni in cui non frequentano, gli operatori possono fare attività con loro in videoconferenza. Quando sono al centro diurno gli anziani devono rispettare il distanziamento sociale (gli anziani affetti da demenza); devono indossare la mascherina, gli anziani e gli operatori, senza toccarla e per otto ore. Poi devono lavarsi le mani (per almeno quaranta secondi, è ovvio) con la procedura con cui se le lavano i chirurghi in sala operatoria – gli anziani affetti da demenza.

Ovviamente il capitolo rette e costi, spese di affitto, bollette, fornitori, cassa integrazione che ai nostri operatori non è ancora arrivata, questo capitolo, lo tralasciamo perché ulteriori mortificazioni non servono. E tralasciamo che da una settimana i fornitori professionali hanno esaurito anche i guanti, oltre alle mascherine.

È stato ed è un periodo difficile per tutto il Paese, per tutto il mondo, e per ciascuno, quindi non facciamo la gara a chi sta peggio. Perché è evidente: sta peggio chi ha dovuto affrontare questo dramma con accanto una persona affetta da demenza da assistere. Per vederla peggiorare, declinare, aggravarsi. A volte morire.

Ora il Paese si avvia per la Fase2, o 2 bis, o chi lo sa. Per i centri diurni demenze ovviamente non è cambiato niente. O forse sì, in peggio: perché mentre scriviamo – di sabato sera – ci raggiunge per caso l'ennesima disposizione regionale. Altre 17 pagine.

Ora noi – che sentiamo tutto il peso morale e umano di coloro ai quali abbiamo dedicato il nostro lavoro e quasi tutti anche la nostra vita – proveremo a capire come fare a ricominciare. Ma avremo bisogno di sentire che le famiglie ci sono e ci saranno accanto: abbiamo due nemici, il virus e la burocrazia, l'uno minaccia di uccidere il corpo, l'altra uccide tutto il resto.

Uno di questi giorni di sospensione della vita una bambina ha inventato una preghiera: «Madonnina, togli questo virus». E qualche giorno dopo ha aggiunto: «E fai presto».

Scenda su di noi un angelo santo.